Risarcimento da responsabilità medica

Gianmarco è un uomo di 45 anni che ci ha richiesto assistenza per ottenere il risarcimento del danno subito a seguito di un intervento terapeutico sperimentale, che, invece di risolvere alcuni dolorosi disturbi all’apparato digerente, non fece che peggiorare il quadro clinico.

Questi si è rivolto allo Studio raccontando che il medico-chirurgo che lo aveva curato (e che si presentava al pubblico quale “specialista” della cura di quel tipo di patologie) aveva riferito fin dalla visita pre-operatoria che, secondo le statistiche conosciute, la terapia suggerita riusciva nell’80% dei casi a guarire i pazienti.

Pertanto, senza prima procedere ad accurati esami clinici di controllo, e non facendo sottoscrivere al paziente il modulo di consenso informato, il medico effettuava il trattamento presso una clinica di cura privata.

Le visite medico-legali cui Gianmarco si è sottoposto hanno dimostrato che il paziente soffriva di una patologia diversa da quella per cui era stato trattato: conseguentemente, esso ha causato un peggioramento del quadro clinico sia sotto il profilo patologico e del dolore che sotto quello della sfera psicologica. Perciò, l’intervento ha inciso sullo svolgimento delle normali attività della vita quotidiana, non ultimo influendo negativamente sulla sua capacità lavorativa.

 

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La giurisprudenza riconosce in questi casi il diritto al risarcimento del danno, patrimoniale e non patrimoniale, al paziente. Il medico e la struttura ospedaliera sono obbligati in solido (cfr. Cass. n. 6756/2001), per la violazione degli obblighi di diligenza professionale, e in particolare:

a) per non aver fornito un effettivo consenso informato al paziente (a discapito del suo diritto di “autodeterminare” la scelta più idonea alla soluzione dei propri problemi di salute – cfr. Cass. n. 2847/2010);

b) per aver somministrato una cura inutile e lesiva di un diritto fondamentale quale il diritto alla salute (cfr. Cass. n. 1511/2007), e perciò di per sé fonte di danno;

c) perché il trattamento in questione ha comportato un danno biologico e/o morale non indifferente, che incide pesantemente nella vita quotidiana e sui suoi aspetti relazionali-sentimentali.

Pertanto, si è proposto un giudizio civile risarcitorio nei confronti del medico e della Casa di Cura, che si sono costituite in giudizio contestando gli addebiti.La causa è stata istruita attraverso le perizie medico-legali di parte, che hanno confermato il danno subito da Gianmarco, ed è tuttora in corso di istruttoria.